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SE IL LAVORO DI UN INSEGNANTE DI SCIENZE E' SPINGERE VERSO L'ATEISMO.
di E. Pennetta - 03/05/13
 
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La “marcia del progresso”, un’immagine che è da tutti ormai ritenuta errata ma che continua a campeggiare negli articoli di Scientific American.

Il punto è che si tratta  di un’immagine propagandistica dura da abbandonare.

 

In un articolo apparso su Scientific American la realtà della strumentalizzazione dell’insegnamento delle scienze.

 

Non è la fede ad ostacolare la scienza, ma è la distorsione della scienza ad essere impiegata contro la fede.

 

 L’articolo è stato pubblicato il 20 novembre scorso su Scientific American con il titolo What Should Teachers Say to Religious Students Who Doubt Evolution?

 “Cosa dovrebbe dire un insegnante agli studenti religiosi che dubitano dell’evoluzione?”

Il titolo evidenzia da subito una domanda mal posta: cosa vuol dire che studenti religiosi dubitano dell’evoluzione?

Se il motivo del dubbio è una presunta incompatibilità tra fede ed evoluzione il titolo avrebbe dovuto essere “Cosa dovrebbe dire un insegnante agli studenti che dubitano dell’evoluzione per motivi religiosi?“.

Nella formulazione apparsa sulla prestigiosa rivista americana l’attenzione non è infatti posta sulla presunta incompatibilità tra religione ed evoluzione, ma tra studenti religiosi ed evoluzione, come se l’essere religiosi in sé fosse un ostacolo!

Comunque, lasciando da parte questo infelice titolo, che tra l’altro in una traduzione italiana riportata sul sito Cronache Laiche è stato cambiato in un più corretto Quando lo studente mette in discussione Darwin in nome della fede, all’interno dell’articolo si trovano anche delle considerazioni condivisibili, come ad esempio quella in cui l’autore afferma:

Sottolineo che alcuni darwiniani fustigatori della religione esagerano il potere della teoria dell’evoluzione. Ad esempio, Richard Dawkins aveva torto – torto marcio – quando ha affermato nel suo best-seller The Blind Watchmaker, pubblicato nel 1986, che la vita «non è più un mistero perché [Darwin] l’ha risolto».

 Sembra quasi incredibile che su SA si critichi Richard Dawkins, ma non basta, l’articolo si spinge oltre:

Anche quando supportata dalla genetica moderna, la teoria dell’evoluzione non spiega perché si è creata la vita sulla terra più di tre miliardi di anni fa, o se la vita era altamente probabile, addirittura inevitabile, o un caso su mille nell’universo.
La teoria non spiega perché la vita, dopo essere rimasta monocellulare per più di due miliardi di anni, ha improvvisamente generato organismi multicellulari, tra cui un mammifero estremamente strano capace di ponderare sulle proprie origini.

 Insomma sembra proprio che effettivamente l’autore spenda delle parole a favore dei dubbiosi e contro chi strumentalizza la scienza a fini antireligiosi.

Ma inspiegabilmente lo stesso autore, John Horgan, concludendo l’articolo compie un ribaltamento totale e inaspettato della prospettiva:

La teoria dell’evoluzione per selezione naturale è senza dubbio la più profonda comprensione della realtà che l’umanità abbia mai raggiunto ed è supportata da prove schiaccianti – montagne di prove – dalla continua aggiunta di reperti fossili all’analisi del Dna delle specie viventi.

Su frasi come queste, che affermano “La teoria dell’evoluzione per selezione naturale è senza dubbio la più profonda comprensione della realtà che l’umanità abbia mai raggiunto“, tutto quanto di buono era stato scritto crolla rovinosamente, non solo sono improvvisamente spariti tutti i limiti della teoria precedentemente menzionati, ma essa diventa improvvisamente “la più profonda comprensione della realtà“. Abbiamo letto bene, non della biologia, non dell’origine delle specie, ma propri di tutta la realtà, dichiarando quindi che la realtà è solo materia, che l’Uomo è solo un animale e che millenni di filosofia non ci fanno comprendere la realtà come la teoria darwiniana!

E quindi Horgan si spinge alle estreme conseguenze:

Questo è il tipo di cose che dico ai miei studenti. Mi sento un po’ a disagio, lo ammetto, a mettere in dubbio le loro fedi, da cui alcuni traggono grande conforto. Una parte di me concorda con uno degli studenti che ha scritto: «Ogni individuo ha diritto alla propria credenza religiosa…
Alle figure autorevoli che insegnano nelle scuole statunitensi non dovrebbe essere consentito di dire cose del tipo che qualsiasi religione è “sbagliata” a causa di una certa spiegazione scientifica».
D’altra parte, se non spingo questi ragazzi a mettere in discussione le loro convinzioni più care, non faccio il mio lavoro, giusto? 

Horgan in preda ad un conflitto interiore comprende che non dovrebbe mai affermare che una qualsiasi religione è sbagliata a causa di una certa spiegazione scientifica (in realtà solo quella darwiniana), e ha ragione perché rispettando la distinzione dei due magisteri non si possono fare affermazioni di questo genere.

Ma lo stesso Horgan conclude affermando che il suo lavoro non è insegnare le scienze.

Il lavoro di un insegnante secondo lui è quello di “mettere in discussione le convinzioni più care“.

Già. Ma la cosa sembra valere solo per certe “convinzioni”, a mettere in discussione le convinzioni più care di uno studente darwiniano o a mettere in dubbio la causa antropica dei cambiamenti climatici si viene additati come “negazionisti”…



 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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