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RISPOSTA DI E. PENNETTA A T. PIEVANI/p. 2
di E. Pennetta - 25/01/13 -
 



http://www.enzopennetta.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/pikaia-pennetta.jpg

 

Sabato 12 gennaio sul sito Pikaia è stata pubblicata una “lettera aperta” del prof. Telmo Pievani al prof. Enzo Pennetta.

 Questa è la seconda parte della risposta.

 Gentile prof. Telmo Pievani,

dopo aver affrontato nella prima parte della mia risposta gli aspetti generali riguardanti la lettera aperta da lei inviatami, procedo adesso con l’affrontare agli argomenti di tipo più tecnico indicati nella stessa.

Per maggiore semplicità, nel rispondere seguirò il medesimo ordine nel quale sono state poste le questioni da lei sollevate.

1)  Riguardo alla domanda posta a Richard Dawkins in una nota intervista televisiva, e da me inoltrata a lei, faccio notare che la domanda da lei riportata nella lettera aperta non è quella da me posta.

Ecco infatti qui di seguito il confronto tra la domanda originale e quella da lei riportata:

 a- (domanda originale) Ci può fare un esempio di mutazione genetica o di un processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento delle informazioni nel genoma?

  b- (domanda riportata nella lettera aperta) “E’ possibile conoscere un esempio di mutazione genetica “positiva” o di processo evolutivo in cui si possa vedere un incremento d’informazioni nel genoma o la nascita di una nuova specie?

Com’è possibile constatare, nella mia domanda non c’è il riferimento ad una mutazione “positiva” o alla nascita di una “nuova specie” come invece erroneamente riportato nella lettera aperta.

Ciò premesso, nella lettera lei afferma che si tratta di una domanda “priva di senso”, di un “quesito assurdo”, sarà quindi mia cura procedere col confutare questa obiezione.

Siamo tutti perfettamente d’accordo che per avere un caso di evoluzione si debba avere un  cambiamento di informazioni nel genoma (mutazioni), il fatto che esistano specie differenti tra loro e che si siano succedute nel tempo è la prova che questo cambiamento è avvenuto. Al riguardo lei riporta l’esempio dell’alpinista a cui si chiede di dimostrare l’esistenza della montagna. Le dico subito che su questo punto siamo d’accordo… ma non era infatti questa la domanda che avevo posto.

L’oggetto della domanda riguardava il caso verificato di una mutazione con “incremento d’informazione” nel genoma, intendendo riferirsi ad un caso nel quale sia stata monitorata questa variazione e le modalità con le quali essa sia avvenuta per verificare se siano proprio quelle proposte dalla Sintesi Moderna. Niente a che fare quindi con il passaggio tra pesci e rettili o cose del genere. Basterebbe indicare l’avvenuta produzione di una nuova proteina in un batterio in seguito al verificarsi di un meccanismo neodarwiniano (dove nuova significa che non basta che sia solo leggermente modificata una già esistente).

Quindi nessun riferimento ad eventuali “mutazioni positive” di cui lei parla nella sua risposta, creando così la singolare situazione di di una replica ad una domanda che non ho formulato (e per la quale lei ha proposto l’esempio di chi chiede ad un figlio unico come stia sua sorella) .

Un accenno di risposta alla domanda che ho realmente formulato si ha solo quando, dopo diverse righe, afferma: il concetto di “informazione” in biologia è tutt’altro che assodato. Bene, ne prendo atto. Ma se sono proprio le informazioni contenute nel DNA, e le loro mutazioni, ad essere alla base della Sintesi moderna, non le sembra che il non aver ancora chiarito il concetto di informazione sia una grave lacuna? 

 La domanda che ho posto dunque mi sembra tutt’altro che insensata o assurda, assurdo è semmai il fatto che si proponga con grande sicurezza una teoria che riguarda il cambiamento delle informazioni nel genoma, e al tempo stesso si dichiari che non esiste ancora una soddisfacente definizione del concetto di informazione in biologia.

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2)  A seguire lei parla dell’origine delle specie e dell’evoluzione, affermando che non è un processo tutto-o-niente; che non è un lancio di dadi dove tutto accade per puro caso; che non è neppure una sommatoria di combinazioni improbabili. Infine, dopo aver detto cosa l’evoluzione non è, l’unica affermazione in positivo è che l’evoluzione è: “un intreccio di regolarità naturali e di contingenze storiche“. Eccoci al cuore della questione: ci sono delle regolarità naturali. Su questo punto siamo d’accordo. Anche lei dunque ritiene che debbano esserci delle leggi che rendono l’evoluzione un processo con delle regolarità. Ma più precisamente, queste regolarità di cui lei parla quali sono?

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3) Certamente uno dei punti più interessanti tra quelli da lei affrontati è quello relativo al noto esperimento di Lenski, esperimento al quale ho dedicato più di un articolo. Si tratta di un esperimento che viene in genere riportato come un chiaro esempio di evoluzione verificata  in laboratorio e avvenuta e con i meccanismi neodarwiniani. La sua obiezione prof. Pievani è la seguente:

Persino i lunghi e ripetuti esperimenti di Richard E. Lenski su E. coli non sono considerati, nel suo blog “scientifico”, come esempi di variazione e selezione in atto.“.

Anche in questo caso sembra che lei in realtà non faccia riferimento agli articoli da me scritti, quando mai ho contestato il fatto che con l’esperimento di Lenski si sia davanti ad un caso di “variazione e selezione“? La variazione verificatasi nei batteri dell’esperimento di Lenski e selezionata dai ricercatori, costituisce un caso di microevoluzione avvenuta con meccanismi neodarwiniani, su questo siamo d’accordo. Ma il fatto è che si tratta di un caso che niente ha a che vedere con la macroevoluzione (la nascita di nuove specie) che, ripeto, la cui spiegazione con i meccanismi neodarwiniani è ancora da dimostrare.

Leggi l'articolo per intero su:

.http://antidarwin.wordpress.com/2013/01/23/enzo-pennetta-mette-alle-corde-telmo-pievani/



 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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