ECO CREAZIONISTA
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SPECIAZIONE EQUIVALENTE DA MICRO A MACRO EVOLUZIONE
Feedback da Leonardo - 02/02/12
 

Gentile redazione,

mi hanno segnalato questi esempi di SPECIAZIONE:

1) uno e proprio qui in Italia Passer italiae (passero italiano) Questo esempio di speciazione è importante perche è un vertebrato non un batterio inoltre il processo e in fase di sviluppo sotto gli occhi di tutti. JO S.HERMANSEN, STEIN A. SÆTHER, TORE O. ELGVIN, THOMAS BORGE, ELIN HJELLE, GLENN-PETER SÆTRE, Molecular Ecology, Volume 20, Issue 18, pages 3812–3822, September 2011

2) Oenothera gigas una pianta de Vries (1905), e anche Duplicate genes increase expression diversity in closely related species and allopolyploids" Misook Haa, Eun-Deok Kima and Z. Jeffrey Chen, PNAS February 17, 2009 vol.106 no. 7 2295-2300

3) Primula kewensis un altra pianta...Newton and Pellew (1929)

4) Tragopogon naltra pianta Owenby (1950)

5) Drosophila paulistorum (Dobzhansky 1972) un insetto.

6) Il topo di casa delle isole farao (giusto nel caso che non pensate che la speciazione sia limitato ad uccelli piante ed insetti. Stanley, S., 1979. Macroevolution: Pattern and Process, San Francisco, W.H.Freeman and Company. p. 41

7) Nei pesci con la specie ciclidi del lago Nagubago Reference: Mayr, E., 1970. Populations, Species, and Evolution, Massachusetts, Harvard University Press. p. 348

Quanto sopra rappresentano reali casi di speciazione? E sono prova specifica del passaggio da microevoluzione a macroevoluzione?

Grazie di una vostra risposta! Leonardo

Risponde AISO

Esempi di speciazione equivalgono alla dimostrazione del passaggio da micro a macro evoluzione?

Un’ottima domanda e molto pertinente al dibattito. La risposta è molto semplice. Se consideriamo la definizione di specie più comunemente accettata, che sarebbe quella secondo E.Mayr (1940)1 (la specie biologica: quando due organismi non riescono ad accoppiarsi sono considerate specie diverse), allora assolutamente, esistono numerosi esempi di speciazione. Per il creazionista non c’è niente di strano o sconvolgente in questo, che spesso sorprende gli evoluzionisti solo perché sono poco informati. I creazionisti accettano pienamente la speciazione che risulta dalla selezione naturale, cioè variazione all’interno di un genere. La speciazione è osservabile, e si possono condurre esperimenti empirici: in questo consiste la scienza operativa, cioè quella sperimentale. La presentazione della speciazione da parte degli evoluzionisti come strumento per abbattere il creazionismo è un esempio di un avversario di comodo, costruito con il preciso obiettivo di abbatterlo facilmente. I creazionisti esperti in materia non propongono la fissità della specie biologica.

Il fatto della speciazione non è assolutamente utile a sostegno dell’evoluzione, perché il passero produce altre specie di passeri, la primula produce altre specie di primule, il moscerino della frutta altre specie di moscerini, il topo, indovina: altre specie di topo, e cosi via ad nauseam. Possiamo anche prendere altri esempi più noti, come la speciazione dei fringuelli, resi famosi da Darwin.

Uno studio di 18 anni da parte del zoologo Peter Grant ha mostrato che una nuova specie di fringuello può svilupparsi in solo 200 anni.2 Questo fatto addirittura sostiene il modello creazionista della speciazione rapida.3 Spesso gli evoluzionisti rimangono stupiti dalla celerità di cambiamenti biologici (fino ad arrivare a nuove specie) in organismi perché sono cosi prevenuti dai loro concetti di lunghe ere d’evoluzione, ma dal punto di vista creazionista non c’è da stupirsi. Tornando ai fringuelli… La difficoltà che trovano i discepoli dell’evoluzione nell’usare i fringuelli (ed altri esempi come il melanismo industriale delle falene Peppered) per la loro causa è che la variazione è ciclica. Mentre un periodo di siccità risultava in un incremento delle dimensioni, il cambiamento si invertì quando tornarono le piogge. Mi sono forse perso qualcosa, ma dove sta l’evoluzione? E’ semplicemente un adattamento alle condizioni climatiche (permissibile dalla potenzialità di variazione dall’informazione genetica a disposizione per le dimensioni del becco), e non ha niente a che fare con la teoria generale dell’evoluzione (GTE).

Gli evoluzionisti cercano di convincerci che cambiamenti (speciazione) di varie specie come il fringuello sostengono la GTE. Invece la variazione nel becco dei fringuelli è semplicemente il risultato di una selezione da informazione genetica pre-esistente, mentre la GTE richiede la generazione di nuove informazioni. Dove sono gli esempi di batteri osservati nella loro evoluzione in rane o in uomo? O forse il pesce che si osserva mentre si trasforma in anfibio? Queste sarebbero prova dell’evoluzione. In un’intervista Richard Dawkins, detto il Bulldog di Darwin, fu chiesto di nominare un esempio di mutazione genetica o processo evolutivo che avesse aumentato l’informazione nel genoma. Il risultato era 17 secondi di totale silenzio. Dawkins appare perplesso. La registrazione viene interrotta e poi alla ripresa della registrazione procede a rispondere a tutt’altro argomento.4

Alcuni definiscono l’evoluzione come “cambiamento nel tempo” che diventa un cesto che raccoglie tutto. Non è assolutamente adeguato come definizione. La GTE va meglio definita come “Lo sviluppo di ogni essere vivente da una singola cellula che ha come origine sostanze chimiche non-viventi.” In alternativa si potrebbe consultare la definizione su Wikipedia: “In biologia, con il termine evoluzione, si intende il progressivo ed ininterrotto accumularsi di modificazioni successive, fino a manifestare, in un arco di tempo sufficientemente ampio, significativi cambiamenti negli organismi viventi.”5 La parola chiave è “significativa”, perché la GTE richiede cambiamenti che portano non alla speciazione, cioè una specie che produce un’altra specie (all’interno dello stesso genere), ma una specie che produce una specie di un ordine, o addirittura un regno diverso. Come il microbo che si trasforma in maiale o l’ameba che si trasforma in azalea. Questo sarebbe la macroevoluzione, un termine che personalmente non condivido e non uso perché fuorviante. Non si dovrebbe nemmeno utilizzare il termine microevoluzione per definire la potenzialità di variazione all’interno della specie che va semplicemente chiamata con il giusto termine scientifico: selezione naturale. La microevoluzione non è una forma ridotta della macroevoluzione perché sono processi e concetti radicalmente diversi.

Ricordiamoci che la selezione naturale è osservata tramite esperimenti empirici, rientrando nella scienza operativa. L’evoluzione invece viene presunta, perché non si possono fare esperimenti empirici nel passato, e perciò viene chiamata scienza delle origini, o più semplicemente: storia. L’evoluzione rimane quello che è sempre stata, una mera infondata ipotesi. Ora passiamo alla prossima frottola degli evoluzionisti…

Stefano Bertolini

Presidente A.I.S.O.



1de Queiroz K (2005), "Ernst Mayr and the modern concept of species". Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 102 Suppl 1: 6600–7

2P.R. Grant, Natural Selection and Darwin’s Finches, Scientific American 265(4):60–65 (October 1991).

3Carl Wieland, Darwin’s Finches: Evidence supporting rapid post-Flood adaptation, Creation 14(3):22–23 (June–August 1992).

4http://www.youtube.com/watch?v=zaKryi3605g.

5http://it.wikipedia.org/wiki/Evoluzione.

 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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