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LA CHIESA ANTIEVOLUZIONISTA
di Francesco D'Alpa - 01/06/11
 

La Chiesa antievoluzionista

Francesco D’Alpa. Catania, Laiko.it Editore 2007, pp. 95, € 6,00,

È quasi sconcertante notare come una qualsiasi “apertura” della Chiesa venga prontamente celebrata, soprattutto dai mass media, come segno di progresso e di adeguamento al corso dei tempi, ignorando sistematicamente il fatto che ciò avviene contraddicendo in maniera palese una struttura dogmatico-ideologica proclamata come intoccabile fino a qualche secondo prima (ma considerandola nientemeno che la “verità” per antonomasia) e molto spesso con parecchio ritardo, più che altro sulla spinta dell’avanzamento delle conoscenze scientifiche raggiunte proprio in opposizione alla verità di fede e al suo “metodo”.

Questo sintetico ma corposo e suggestivo saggio – che spazia in maniera còlta tra testi sacri, atti vaticani, apologetica, esegesi e catechismo – illustra il tortuoso percorso attraverso il quale la Chiesa ha apparentemente aperto alla concezione evoluzionistica, da una parte rigettando di fatto il principio di “inerranza” assoluta della Bibbia sulla quale ha basato per almeno un millennio la sua autorità; dall’altra, in nome di interpretazioni allegoriche spesso di comodo o estremamente forzate, inaugurando quella che l’autore in maniera azzeccata chiama «teologia tampone» – che in realtà è quella stessa attitudine relativista imputata alla scienza e alla miscredenza. Tant’è che D’Alpa si chiede: «Se infatti la tradizione magisteriale può parimenti convalidare conclusioni radicalmente opposte su argomentazioni così vicine al cuore del cattolicesimo, come si può credere che la dottrina si fondi su una “verità” assoluta?».

Il testo parte dal racconto della creazione esposto nel Genesi, che è stato considerato assolutamente veritiero fino al XVIII-XIX secolo, quando l’incalzare del modernismo (Wellhausen, Bonaiuti) e dell’evoluzionismo di Darwin ha costretto a una revisione. La Commissione Biblica istituita nel 1909 da Pio IX ha respinto le interpretazioni moderniste, «ma è anche attenta a preparare una via di fuga per il futuro», in vista di accomodamenti futuri, sulla base dell’interpretazione “allegorica” di certi passi o singole parole.

Interessanti le disamine sul rapporto tra anima e corpo di fronte all’incalzare delle scienze e sui rapporti tra evoluzionismo, mutazionismo e creazionismo (che gli stessi cattolici oggi imputano ai fondamentalisti protestanti). Il modo con cui il magistero vaticano si confronta con l’evoluzionismo è quanto mai ambiguo: parte dall’assoluta rigidità dell’enciclica Provvidentissimus Deus del 1893 ed è via via obbligato ad accettare limitatamente (e con un certo fastidio, verrebbe da dire) l’analisi moderna e scientifica, ma al momento stesso – in maniera contraddittoria – sancendo sempre e comunque il carattere divino delle Scritture e caldeggiando, se non imponendo di fatto, un certo controllo sullo studio e sulla lettura delle stesse. Di fatto, nella catechesi e nelle affermazioni più “informali” dirette alle masse, le posizioni della Chiesa sono molto arretrate, tanto che il massimo che è riuscito a concedere Giovanni Paolo II, di fronte ai risultati scientifici ormai fin troppo palesi, è che «la teoria dell’evoluzione dell’uomo non può considerarsi una mera ipotesi». Questa “apertura” viene però inficiata dalle idee secondo cui tra l’uomo e il mondo animale esista una netta e inconciliabile separazione – una sorta di «salto ontologico» – e secondo cui lo “spirito” non sia frutto della materia a un certo grado di evoluzione, ma che sia stato creato direttamente da Dio. Quindi Giovanni Paolo II, confrontandosi con i progressi dell’evoluzionismo, cerca «di delimitare ciò che è difendibile senza dare l’impressione di una qualche concessione a una scienza che viene comunque sempre denigrata in quanto “scientista” e “materialista”». La teologia prova quindi ad appropriarsi del linguaggio e delle conclusioni scientifiche moderne, proprio utilizzando l’approccio del tanto vituperato “modernismo” e di fatto glissando tranquillamente su «quasi un secolo di radicale antidarwinismo». Ma le contraddizioni rimangono, tanto che nel 2005 ad esempio il cardinale Schönborn – uno degli esponenti più importanti della Chiesa cattolica – in un’intervista al New York Times, propende di fatto per l’Intelligent Design.

In sostanza, nel confronto tra scienza e fede cristiana, malgrado i cavillosi tentativi di conciliazione e gli esercizi di contorsione teologica, l’accettazione dell’evoluzionismo rimane «un evento catastrofico per la Chiesa, perché le impone un cospicuo e non sempre facile (né talora possibile) riallineamento dottrinale». Rimangono infatti alcune questioni aperte, come la tempistica del Genesi (ricondotta comodamente a “ere” e non più a “giorni”) e il fatto che il mito biblico contenga parecchi elementi inconciliabili con le evidenze scientifiche, o altri riconducibili a teogonie “pagane”, oppure frutto di intuizioni banali, che rispecchiano «solo casualmente alcune tappe dell’evoluzione dell’universo». Pressanti sono in particolare i problemi creati a livello teologico che emergono accostando la creazione divina di Adamo ed Eva, cui è ricondotta tutta l’umanità (monogenismo), agli studi evolutivi, che invece descrivono varie tipologie di ominidi prima dell’homo sapiens sapiens comunque capaci di maneggiare strumenti e di elaborare un tipo di pensiero, seppur meno evoluto. Mentre la teologia è costretta a «retrocedere dalla “lettera” biblica, come un esercito in rotta che cerca di riorganizzarsi attestandosi su posizioni meglio difendibili», l’evoluzionismo darwiniano trova ulteriori e sempre più profonde conferme dagli studi interconnessi di svariate discipline scientifiche, creando una dicotomia irrisolvibile con il Genesi.

L’Autore

Francesco D’Alpa (1952) è un neurofisiologo clinico. Ha pubblicato saggi sulle apparizioni mariane di Fatima, sull’antievoluzionismo e sul concetto cristiano di anima.






 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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