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LA CONTROVERSIA SULL'EVOLUZIONE
di Maciej Giertych/traduzione di S. D'Alessandro -08/07/10-
 


La controversia sull’evoluzione



Il mio impegno personale

Dal momento in cui ho organizzato l'audizione al Parlamento Europeo sull'insegnamento dell’evoluzione in Europa (l’11 ottobre 2006) i media (TV, radio, internet, blog, ecc.) mi accusano di tutti i tipi di idiozie in relazione alla mia opposizione alla teoria dell'evoluzione. Sono accusato di affermazioni che non ho mai fatto, ma non scrivono ciò che veramente ho risposto alle loro domande. Io sono abituato ad essere criticato dai media per ciò che faccio. E' più difficile sostenere attacchi per cose che non ho fatto o non ho detto. Il mio punto di vista anti-evolutivo è diventato internazionale, quando la celebre rivista scientifica britannica Nature mi ha attaccato. Essa mi ha permesso di rispondere (n. 444, 265 (2006)) con una breve lettera sul tema. Essa è stata poi attaccata da una valanga di commenti così violenti che una rivista tanto rispettabile come Nature non dovrebbe mai consentire tali sciocchezze sulle sue pagine. Purtroppo Nature ha omesso di pubblicare la mia risposta a tutti questi attacchi. Così ho deciso che vale forse la pena di mettere giù le mie opinioni su carta e farle circolare nel Parlamento europeo, affinchè tutte le persone sappiano da dove vengono tutti i problemi.

Comincerò spiegando il motivo per cui mi sono interessato al dibattito sull’evoluzione. Imparai l’evoluzione nella scuola secondaria in tempi in cui tutti i principali elementi di prova provenivano dalla paleontologia. Non ho mai avuto bisogno della teoria dell'evoluzione per spiegare nulla, mentre io stavo studiando Scienze Forestali, mentre lavoravo per il mio dottorato di ricerca in Fisiologia degli albero, o per la mia abilitazione (equivalente a DSC) in Genetica vegetale. La Genetica delle popolazioni degli alberi forestali è diventato il mio principale campo di ricerca, ed è stato in questo settore che ho fatto la mia carriera scientifica, conseguendo una posizione significativa, sia in Polonia che a livello mondiale. Non so nulla circa la paleontologia. Io credevo che, dal momento che paleontologi sostengono di avere le prove dell'evoluzione, essa deve essere un fatto scientifico. Come regola generale gli scienziati si credono a vicenda. Così ho creduto nell’evoluzione come tutti intorno a me. La mie considerazioni religiose non hanno svolto alcun ruolo. Dio avrebbe potuto creare il mondo istantaneamente, come avrebbe pure potuto agire gradualmente, attraverso l'evoluzione. Il ruolo degli scienziati è quello di cercare la verità.

Quando i miei figli hanno iniziato la scuola secondaria ho scoperto da loro che i principali elementi di prova per l'evoluzione derivano non tanto dalla paleontologia, ma dalla genetica delle popolazioni. Ora, io insegno Genetica delle popolazioni agli studenti di Biologia dell’Università Niccolò Copernico di Toruń e non so che la mia specialità fornisca "prove" schiaccianti all’evoluzione. Ho dovuto esaminare la questione più da vicino.

Ciò che ho trovato nei libri di testo dei miei figli mi ha sconvolto. I principali elementi di evoluzione si diceva fossero l'esempio di una specie di falena (Biston betularia), che si poggia sulla corteccia delle betulle e che di solito è biancastra, ma che nelle zone industriali, nelle regioni in cui la corteccia di betulla è coperta dalla fuliggine, la falena diventa nera. Questo è un esempio della formazione di una razza (= micro-evoluzione), un piccolo passo nell’evoluzione! Gli agenti della selezione sono gli uccelli, in quanto essi predano le falene che si notano più facilmente: quelle di colore bianco sulle cortecce nere e quelle di colore nero sulle cortecce bianche. Esattamente come ha postulato Darwin! La selezione naturale porta all’evoluzione.


Formazione delle razze (= micro-evoluzione)

Il problema, ad ogni modo, è che, rispetto ai tempi di Darwin, ora sappiamo molto di più sulla formazione della diversità e delle razze. Egli osservò la diversità all'interno di ogni specie e la stabilizzazione di questa diversità. Egli osservò che fringuelli in varie isole isolate differiscono nella forma del loro becchi. Questo lo portò a postulare l'evoluzione come meccanismo di differenziazione delle popolazioni. In natura si trovano diversità derivanti dalla miscelazione (ricombinazione) di risorse genetiche (alleli) nel processo di riproduzione sessuale, soprattutto durante la loro riduzione per divisione (meiosi) che porta alla formazione dei gameti. In questo processo le caratteristiche ereditate dalla madre e dal padre sono mescolate in modo che i gameti risultanti (ovociti, cellule spermatiche, granuli di polline) sono tutti geneticamente diversi. Oggi sappiamo che, sia nella formazione delle razze che avviene in natura, che in quella che avviene con il miglioramento genetico, le razze sono la conseguenza dell’isolamento, della selezione e della deriva genetica. Senza isolamento non ci sono razze. Se abbiamo un cane di razza e, per un attimo, trascuriamo l'isolamento lasciandolo accoppiare con cani di altre razze, finiamo poi con l’ottenere dei bastardi, o, per parlare in modo più professionale, la varietà nobile torna al pool genico privo di selezione. La selezione è un processo che elimina ciò che in alcune condizioni di vita è meno adatto per la vita (per esempio, le falene bianche sulle cortecce nere sono individuate e mangiate dagli uccelli), o che è considerato inutile da chi effettua il miglioramento genetico. La deriva genetica è la perdita accidentale di alcuni geni che si verifica in piccole popolazioni – le razze isolate o selezionate sono di solito numericamente esigue -. Questo processo è simile alla perdita accidentale del numero di cognomi in piccole comunità umane isolate; quando qualcuno non ha figli, il suo cognome scompare.

Ora sappiamo che né l'isolamento, né la selezione, né la deriva genetica accrescono il pool genico. E’ esattamente il contrario – i geni si riducono -. La formazione delle razze è un processo che va in direzione opposta rispetto all’evoluzione. E’ un processo che porta verso la riduzione delle risorse genetiche. Insegnare ai bambini che questo è un esempio di un piccolo passo nell’evoluzione è semplicemente sbagliato. Ciò risulta loro fuorviante.

Naturalmente, quando dall'industria termina l’emissione di fuliggine sia la corteccia di betulla che le falene ritornano bianche. Nessuna nuova specie è stata costituita. Non c’è stato isolamento rispetto alle popolazioni di falena più lontane dall’industria, e nella popolazione selvaggia esistono sia geni per il colore bianco che per il colore nero. Quello che è cambiato è il solo criterio di selezione. Ora sono le falene nere appoggiate sulla corteccia di betulla ad essere notate più facilmente dagli uccelli. Lo stesso avviene nel miglioramento genetico fatto dall’uomo. In un certo periodo avevamo bisogno di pomodori con bucce delicate, in modo da poterli digerire più facilmente. Ora abbiamo bisogno di quelli con bucce più dure, in modo che non si rompano durante la raccolta meccanica. Quindi si impiegano diverse razze di pomodoro a seconda che essi siano destinati al consumo diretto e raccolti a mano, o che siano destinati alla trasformazione industriale (ketchup, zuppe, paste, succhi di frutta) e raccolti meccanicamente, e si impedisce l’incrocio fra le due.


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Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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