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DIBATTITO SULL'EVOLUZIONE.
di Fabrizio Fratus -17/07/09 -
 

IL DIBATTITO SUL DARWINISMO IN ITALIA E NEL MONDO/1


La nomenclatura intellettuale italiana ignora la cultura scientifica

di Fabrizio Fratus

 Le discussioni sull’evoluzione hanno assunto il carattere di un dibattito intellettuale globale. Tutto è partito dagli Stati Uniti, dove un certo creazionismo “aggressivo” ha contestato l’insegnamento dell’evoluzione a scuola. Appoggiato dalla maggioranza della popolazione, questo atteggiamento ha provocato una reazione che ha visto uniti la maggioranza dei rappresentanti delle istituzioni scientifiche, molti intellettuali laici, gli umanisti, i paladini delle libertà e dei diritti civili e la galassia di movimenti collegati. Il fenomeno per un po’ è sembrato americano, ma poi è diventato globale.

In Italia non esistono creazionisti che fanno battaglie politiche simili a quelle americane. Una delle poche Associazioni creazioniste – la nostra – ha avuto l’apprezzamento di “ragionevolezza” (vedi http://www.cicap.org/articoli/at101151.htm). L’Istituzione più importante – la Chiesa cattolica – evita di prendere posizione sulla solidità scientifica del darwinismo e di pronunciarsi sull’insegnamento scolastico, limitandosi a dissentire dalle premesse e dalle conclusioni filosofiche della teoria darwiniana. Ciononostante la nomenclatura intellettuale italiana ha aderito all’ala più dogmatica dei  difensori dell’evoluzione, aggregandosi a quella che a tutti gli effetti è una “Internazionale atea” che ha come esponenti più pittoreschi Richard Dawkins e Daniel Dennet.

Mentre in America la voce degli antievoluzionisti – pur minoritaria – ha il massimo accesso ai mass media, e i libri fondanti il movimento Intelligent Design sono pubblicati da case editrici grandi o universitarie, in Italia le voci fuori dal coro sono isolate e la visibilità è garantita solo ai paladini dell’evoluzione. Si vede che da noi la cultura passa solo tramite una certa specifica cerchia di intellettuali e se non si è della “cricca” non si può avere nessun tipo di risonanza culturale.

In tutti i campi vi è una nomenclatura intellettuale autoreferenziale organizzata a tal punto che ogni questione o ipotesi non condivisa viene automaticamente oscurata e derisa. Domina il pensiero unico. Per lo più in collegamento globale, sostenuto proprio da coloro che contestano la globalizzazione.  È una scuola che nasce lontano ed è cresciuta nell’indifferenza.

Nel mondo si dibatte e si discute su evoluzionismo e Intelligent Design, su neodarwinismo e neocreazionismo, su ateismo e teismo, ma in Italia no.  Appena qualcuno fa notare che la teoria di Darwin è in crisi in America, in Europa, in Russia ecc., la nomenclatura intellettuale si chiude a riccio ridicolizzando coloro che fanno notare un dato evidente a tutti, cioè  che le scoperte scientifiche hanno sviluppato correnti di pensiero che negano “l’ideologia naturalista”.

La cosa che ci interessa però è fare notare come l’argomento, nel resto del mondo, sia di attualità. Solo 5 anni addietro, precisamente nel 2004, uno dei più famosi atei al mondo, se non il più importante in quanto ha trattato l’argomento sull’ateismo in moltissimi suoi libri costruendone un sistema di pensiero, ha cambiato la sua visione del mondo: da atea a teista. Parlo del filosofo Antony Flew che ha svolto un “pellegrinaggio della ragione che lo ha condotto dall’ateismo a Dio” come ha detto John Polkinghorne, autore del testo “credere in Dio nell’età della scienza”. Nel suo ultimo libro “Dio Esiste”, nel capitolo il “nuovo ateismo”, Flew ha rimesso al proprio posto studiosi come Dawkins e Dannet sostenendo che sono rimasti a ragionare con la logica del Circolo di Vienna e quindi del positivismo logico, ormai decisamente superato.

 Flew è l’autore di testi “sacri” per tutti gli atei come: Theology and Falsification, God and Philosophy e the Presumption of Atheism. Bertrand Russell è sicuramente il più famoso ateo che noi conosciamo eppure non ha scritto quasi nulla sull’ateismo, mentre Flew sull’ateismo aveva costruito un vero e proprio sistema di pensiero. Seguace del principio socratico di “seguire l’evidenza ovunque essa porti” si è convertito al teismo dichiarando che l’evidenza conduce a Dio e solo l’idea di un progettista può spiegare l’esistenza del creato e la complessità irriducibile dell’esistente.

Antony Flew ha cambiato la posizione con la forza del ragionamento e analizzando le scoperte scientifiche, e questo ha fatto infuriare gli atei. Nel suo libro spiega dettagliatamente come le nuove scoperte possono ricondurre solamente a Dio e come la logica non possa sostenere nessun tipo di ateismo. Una rivoluzione. La notizia della sua conversione è stata data il 9 dicembre del 2004 dall’agenzia di stampa Associated Press con il seguente titolo: “Famoso ateo ora crede in Dio: uno dei principali atei del mondo ora crede in Dio basandosi sull’evidenza scientifica”.

Ma in Italia, la notizia, non è stata divulgata, si è letto qualcosa ma senza nessun commento. Una notizia così meglio farla dimenticare subito, sai mai che si possa aprire un dibattito sull’argomento e discutere su delle certezze come la teoria di Darwin e l’ateismo.


Ma non solo Flew è argomento su cui aprire un dibattito. In tutto il mondo è ormai di attualità la discussione sul”progetto intelligente” dell’universo e del creato. Lo stesso J. Barrow, fisico di fama mondiale e premio Templeton nel 2006, ha dichiarato durante una discussione, riferendosi a Dawkins:  “Hai dei problemi con queste idee (origine dell’universo e scienza), Richard, perché non sei veramente uno scienziato. Sei un biologo” continuando con “i biologi hanno una comprensione limitata ed intuitiva della complessità. Sono bloccati su un conflitto ereditato dal diciannovesimo secolo e s’interessano solo dei risultati, di ciò che trionfa sugli altri. Ma i risultati non dicono praticamente nulla delle leggi che governano l’universo”. [1] Sulla stessa linea di pensiero troviamo anche Paul Davies che con Barrow ha sviluppato le intuizioni di Einstein e altri scienziati con la teoria sulla relazione tra la razionalità della natura e la mente di Dio. L’elenco di scienziati teisti è lungo, lunghissimo e sono, per la maggior parte i migliori nel loro campo. Ma in Italia si dice che la scienza nega Dio. Non mi sembra assolutamente che gli scienziati italiani e la nomenclatura intellettuale del nostro speciale paese abbia fatto scoperte che neghino l’esistenza di Dio confutando le scoperte che in tutto il mondo portano altri scienziati a pensare ad una mente divina.

In Italia non si parla della teoria dei fisici denominata “Mente divina”. Il dibattito è negato e la “ragione” è lasciata a Piergiorgio Odifreddi e i divulgatori come Piero Angela e Cecchi Paone. Che sicuramente sono preparati e attendibili, ma non conoscono Flew, Davies, Barrow, Penrose, Francis Collins e tanti altri. La nostra nomenclatura intellettuale rimane chiusa per ignoranza o faziosità, lasciando il pubblico escluso dal dibattito culturale mondiale. Non segue le prove e i dati scientifici, “non segue l’evidenza ovunque essa porti”. Segue invece le interpretazioni che sono frutto di pre-giudizio ideologico dell’800. La nostra nomenclatura scientifica non segue l’evidenza del progetto come hanno fatto e  fanno i più grandi scienziati della storia.

[1] Julio Vittullo-Martin, A Scientist’s Scientist; vedi www.templeton.org/milestones

 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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