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LA FAVOLA DI DARWIN
di Fabrizio Fratus - 20/04/09
 


“Che cosa vedo quando osservo i miei colleghi imbevuti di genetica? Vedo una stretta fedeltà ad una tradizione che risale a Darwin, che funge da articolo di fede fondamentale nell'impostazione che i genetisti danno alla comprensione dell'evoluzionismo.

Il credo recita: abbiamo una comprensione sostanziale di ciò che causa il cambiamento dell'informazione genetica da una generazione all'altra nell'ambito della selezione naturale. Punto. Fine della storia. Abbiamo una teoria semplice ed elegante del cambiamento evolutivo e, se dobbiamo dare retta ai genetisti (e a Darwin), non dobbiamo fare altro che prendere questo modello, basato sulla selezione naturale del cambiamento generazione per generazione ed esportarlo nel tempo geologico..”

Così scrive Niels Eldredge, famosissimo paleontologo evoluzionista nel suo testo “ripensare Darwin” per poi proseguire e sostenere che “...l'ho scoperto nel lontano 1960, quando tentai invano di documentare esempi di quel genere di cambiamento lento e costante che tutti noi pensavamo dovesse esistere, sin da quando Darwin disse che la selezione naturale dovrebbe lasciare proprio tale segnale rivelatore nei fossili. Scoprii invece,..., che le specie non tendono affatto a cambiare granché, rimangono imperturbabilmente e implacabilmente resistenti al cambiamento...” in sostanza lo scienziato famoso per la sua teoria degli equilibri punteggiati insieme al professor S.J Gould confessa che i fossili negano ogni evidente sviluppo da una specie ad un'altra, cioè che la teoria evoluzionista delle piccole variazioni non è dimostrata empiricamente.

La teoria si basa sul fatto che ad un cambiamento che avviene nell'ambito in cui una data specie vive la stessa “evolve”; la specie, quindi, subisce un processo di trasformazione per arrivare ad adattarsi alla nuova situazione. La specie che non è in grado di adattarsi si estinguerebbe per mezzo della selezione naturale. L'immaginazione si scontra con il buonsenso e con la la realtà empirica in quanto sappiamo, ormai con certezza assoluta, che nella grande maggioranza dei casi in risposta al cambiamento le specie, semplicemente, si spostano, emigrano, vanno a vivere in altro luogo.

Questo processo avviene per generazione in tutte le specie e nel caso in cui la specie non riuscisse a trovare un ambiente adatto alle sue caratteristiche si estingue. Proprio il contrario delle teorie di Darwin e degli evoluzionisti.

La risposta dei due ricercatori evoluzionisti (Niels Eldredge – S. J. Gould; teoria degli equilibri punteggiati) che hanno attaccato la teoria classica del gradualismo è un presupposto di difficile dimostrazione che segue più un processo di evoluzione miracolosa che di evoluzione scientifica; infatti, sostengono, che vi sono due periodi da prendere in considerazione, uno di stasi e l'altro di veloce speciazione. Nel primo le specie sono immobili, cioè non hanno nessun tipo di sviluppo evolutivo ma all'improvviso, a causa di molteplici situazioni, si sviluppano cambiamenti evolutivi rapidi da non lasciare traccia nei fossili.

Le risposte, nel campo dei fossili non ci sono, anzi al contrario negano ogni possibilità evolutiva. Gli evoluzionisti continuano a sostenere che per ora la macro-evoluzione si sviluppa in un modo a noi sconosciuto, ma che è l'unica risposta possibile.

Le domande sono ovvie: la scienza è osservazione? E' sperimentazione? E' ricerca? Noi crediamo di si ma non per le teorie evoluzioniste che al contrario crediamo appartengano ad altro settore e precisamente a quello della “religione atea”. Le teorie evoluzioniste si basano su processi sconosciuti che vengono presupposti e immaginati e su un'evoluzione graduale e progressiva che non trova riscontro nei fossili. Più che una teoria scientifica crediamo che si tratti di un dogma naturalista. La favola dell'evoluzione da primate a uomo sta crollando, è ormai palese che le prove di verifica sviluppano risultati che negano ogni possibilità di evoluzione da specie a specie.

Fino a quando gli scienziati evoluzionisti continueranno a raccontarci questa favola?

 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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