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La ricerca dei "figli perfetti" parte dalla Gran Bretagna
di Mihael Georgiev - 08/03/2007
 

Il no di Benedetto XVI al progetto di «legge choc»sulla manipolazione genetica


Lo sviluppo delle biotecnologie pone nuovi e sempre più delicati problemi di bioetica. Gli ultimi in ordine sono esplosi sulla stampa non appena è stato dato l’annuncio di una prossima legge inglese che consentirà – anche se in modo limitato e per soli scopi di ricerca – la manipolazione genetica su embrioni umani. La notizia è stata data in caratteri cubitali con titoli come «Dalla Gran Bretagna primo sì alla manipolazione genetica; Embrioni, legge choc di Blair: Sì alle modifiche genetiche», per citare la Repubblica e il Giornale di domenica 25 febbraio 2007. A questa notizia entrambi i quotidiani hanno abbinato il discorso fatto il giorno precedente da Papa Benedetto XVI durante l’udienza concessa ai membri della Pontificia Accademia per la vita, nel quale il pontefice ha stigmatizzato «la ricerca biotecnologia più raffinata per instaurare sottili ed estese metodiche di eugenismo approntate per la ricerca ossessiva del ‘figlio perfetto’».


Di cosa si tratta? Nei paesi dove l’aborto è legale, è già possibile fare la diagnosi prenatale di alcune malattie genetiche, ad esempio la sindrome di Down, e poi praticare l’aborto. In altre parole una certa “pulizia genetica”, cioè l’eliminazione dei feti con gravi malformazioni, è legale e operante. Ma la legge sulla manipolazione genetica va oltre, aprendo la strada a qualcosa di nuovo e precisamente al tentativo di “migliorare” il patrimonio genetico umano. Ecco perché il Papa parla di minaccia di eugenismo, opinione condivisa anche da alcuni scienziati britannici che sono contrari al progetto di legge ed auspicano un dibattito pubblico sull’argomento.


Che sia la Gran Bretagna a dare il via alla manipolazione genetica sugli embrioni umani non sorprende più di tanto, dato che l’eugenetica - scienza che mira al miglioramento del patrimonio genetico umano – è stata fondata proprio in Inghilterra, nel 1883, da Sir Francis Galton, primo cugino di Charles Darwin. Anche la prima Società di Eugenetica è nata in Gran Bretagna, nel 1908, mentre la sua sorella americana, la Società Americana di Eugenetica, è nata nel 1926.

L’idea di “migliorare” l’umanità non è rimasta solo oggetto di speculazioni accademiche: a cavallo tra le due guerre mondiali in molti paesi occidentali e in oltre 30 degli stati degli USA, leggi basate sull’eugenetica permettevano la sterilizzazione degli individui ritenuti “inadeguati” e politiche aggressive di aborto e controllo delle nascite per le classi povere. Tale prassi è stata abbandonata solo dopo l’applicazione fatta dal regime nazista di Hitler, che ha squalificato e reso impresentabile l’eugenetica. Ora, grazie allo sviluppo delle tecniche di ingegneria genetica, l’eugenetica ritorna sulla scena, favorita dal fatto che il tempo ha cancellato dalla memoria collettiva 120 anni di storia e pratica di tale scienza.


La rinascita dell’eugenetica pone però delicati problemi etici che invadono la sfera di competenza della Chiesa, ed è su questi che si è pronunciato il Papa. La stessa preoccupazione – anche se non fondata sulla religione – ha espresso anche David King, direttore della britannica Human Genetics Alert. Non è facile immaginare quali embrioni potranno essere manipolati “non a fini procreativi”. Attualmente gli unici embrioni disponibili sono quelli a fini procreativi, delle coppie che chiedono la procreazione assistita. Cosa si intende fare? Far firmare alle coppie una liberatoria per la manipolazione degli embrioni residui, una volta che quelli più fortunati sono diventati bambini con nome e cognome? Un po’ come si fa oggi in ospedale con le trasfusioni di sangue, dove parenti e amici devono donarlo affinché in caso di bisogno il malato possa essere trasfuso? Una simile politica rischierebbe di ostacolare il lavoro di procreazione assistita (che dà risultati pratici ormai consolidati) per favorire la sperimentazione (che ha scopi e risultati poco chiari).


Aspetti etici a parte, quale è la base scientifica e cosa in realtà ci si aspetta dalla manipolazione genetica degli embrioni umani? Storicamente l’eugenetica è un sottoprodotto del darwinismo e molti evoluzionisti, sin dai tempi di Darwin, hanno auspicato il miglioramento genetico della razza umana. L’idea stessa che le forme di vita siano migliorabili può crescere solo sul terreno della concezione evoluzionista. Ma la vita che ci circonda, quella che le scienze naturali – in questo caso la genetica – conoscono, è diversa da quella descritta dalla teoria dell’evoluzione. Ed è per questo che i progetti di migliorare il patrimonio genetico umano, prima di essere moralmente discutibili, sono scientificamente insostenibili. La visione eugenista è frutto di quella evoluzionista ed è considerata - proprio per questo – una «insidiosa illusione» da John Sanford, uno dei maggiori esperti di manipolazione e ingegneria genetica: «È vero che possiamo selezionare praticamente qualsiasi singola caratteristica umana – fare le persone più alte o più basse, con pelle più chiara o più scura, più grasse o più magre. Ma non possiamo efficacemente selezionare persone superiori – cosa che coinvolge migliaia di geni e milioni di nucleotidi.» (Genetic Entropy & The Mystery of the Genome, New York, Ivan Press, 2005, p. 117).

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Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

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