ECO CREAZIONISTA
Articoli
Recensioni
Rassegne Stampa
Lettere
Eco dei Lettori
Eventi, Interviste
Bibbia & Scienza
Archivio
 
 
 
 
Il conflitto tra scienza e dogmatismo nel '900
di Mihael Georgiev - 02/06/2006
 

1.      Introduzione 

     L’inizio “ufficiale” del conflitto tra pensiero scientifico e pensiero dogmatico risale al  Seicento. Nel 1616 il Santo Uffizio, dopo avere censurato le deduzioni scientifiche di Copernico, aveva intimato a Galileo Galilei di non sostenere, insegnare o difendere in alcun modo l’idea che la Terra si muove. Non avendo ubbidito a tale ordine, Galilei fu processato e condannato nel 1633, con la concessione di scontare la pena non in carcere, ma nello stato di dimora vigilata.

     Nell’Ottocento la formulazione della teoria dell’evoluzione biologica da parte di Charles Darwin, nel 1859, fornì l’occasione per la ripresa delle ostilità. Nel 1896 Andrew Dickson White, primo presidente della prestigiosa Cornell University di Ithaca, New York,  pubblicava la sua opera fondamentale Storia del conflitto tra scienza e teologia nel Cristianesimo. Come spiega sulla copertina l’editore della ristampa più recente (1993), le 889 pagine del libro 

[…] documentano in modo esauriente la battaglia tra scienza e religione, evidenziata nel contrasto fra creazione ed evoluzione, fra universo geocentrico e universo  eliocentrico, fra “caduta dell’uomo” e antropologia. La lotta della scienza contro i concetti medioevali e obsoleti è ancora attuale. Persino un secolo dopo la pubblicazione, la grande opera di White ha molto da insegnare sugli effetti pericolosi delle dottrine religiose sull’educazione e sulla crescita   morale.1 

     In epoca moderna l’esempio più citato della lotta tra scienza e religione è il cosiddetto “processo delle scimmie” (Scopes trial), svoltosi nel 1925 nello Stato di Tennessee. In quel processo il giovane insegnante di scienze Bert Cates fu condannato per avere insegnato in classe l’origine dell’uomo dalla scimmia, cosa all’epoca proibita dalle leggi dello Stato. L’analogia tra il processo a Bert Cates e quello a Galilei è evidente, ed è continuamente sottolineata ed utilizzata come esempio della continua interferenza censoria della teologia nel campo della scienza. Ecco la più recente citazione, fatta da Massimo Pigliucci, docente di Ecologia e Biologia evoluzionistica presso l’Università di Tennessee, relatore al Convegno organizzato l’11 febbraio 2004 a Milano in occasione delle celebrazioni del compleanno di Charles Darwin:  

Tutti gli anni porto i miei studenti nel luogo in cui si svolse il processo. E se è vero che quella del Tennessee è una delle migliori università per la ricerca, è vero purtroppo che lo Stato tentò nel 1996 di far passare una legge che introduceva le teorie creazioniste. Un po' lo stesso rifiuto che si ebbe con la rivoluzione copernicana: ma noi siamo nel XXI secolo.

(Corriere della Sera, 12 febbraio 2004) 

     Questa, per sommi capi, è la storia largamente conosciuta dei rapporti tra pensiero scientifico e pensiero dogmatico. Essendo scritta e divulgata dalla cultura materialista dominante, tale storia è parziale e faziosa. In essa sono messe in giusta evidenza solo i fatti che riguardano gli scontri del dogmatismo religioso con la scienza, mentre mancano quelli riguardanti i rapporti tra la scienza ed il dogmatismo materialista. Questo capitolo ha lo scopo di colmare la lacuna, presentando fatti poco conosciuti o taciuti, ma che consentono una visione più ampia e non settaria dei rapporti tra scienza e dogmatismo.

      Nel Novecento la filosofia materialista ha guadagnato gradualmente una posizione dominante, diventando di fatto la religione laica dell’Occidente, in condizioni di dettare le regole del gioco, esattamente come la Chiesa ai tempi di Copernico e Galilei. Per capire i rapporti del dogmatismo materialista con la scienza è opportuno iniziare dal loro conflitto nell’Unione Sovietica, paese nel quale la filosofia materialista (materialismo scientifico o dialettico) ha avuto la sua massima espressione, diventando la religione ufficiale dello Stato. Gli eventi di cui parleremo sono documentati anche in saggio tradotto in italiano.2 

2. Il conflitto nell’URSS e nei paesi del blocco sovietico 

   Per oltre 30 anni, dal 1935 al 1965, nell’Unione Sovietica la scienza fu subordinata all’ideologia comunista, basata sulla filosofia materialista. Le osservazioni e le teorie che apparivano in disaccordo con tale filosofia, furono negate e bollate come “idealiste” e “reazionarie”. Questa prassi portò alla soppressione d’intere discipline scientifiche, alla chiusura d’Istituti di ricerca, al controllo ideologico (filosofico) delle pubblicazioni scientifiche, alla distruzione e sostituzione di molti libri di testo, separando così la scienza dei paesi del blocco sovietico dalla scienza del resto del mondo. Gli scienziati dissidenti furono perseguitati, licenziati, ed in alcuni casi fisicamente eliminati. Un breve elenco dei soli nomi più conosciuti comprende Schmalhausen, Levit, Vavilov, Dubinin, Zebrak, Navasin, Ephroimson, Levitsky, Agol, Orbeli, Timofeev-Ressovsky. L’Accademia delle scienze non risparmiò nemmeno i maggiori scienziati occidentali - ad esempio Einstein, Bohr e Heisenberg - accusandoli di “oscurantismo” e “metafisica borghese”.3   Le misure censorie si estesero anche agli altri paesi del blocco sovietico, come la Germania Est, Cecoslovacchia, Polonia, Bulgaria. L’elenco delle discipline scientifiche colpite è lungo e comprende, tra le scienze naturali, l’astronomia (dove l’analogia con il processo a Galilei è totale), la fisica (teoria della relatività, fisica quantistica, principio d’indeterminazione), la matematica (teoria delle probabilità e statistica), la fisiologia del lavoro, la genetica e molte altre.  Ma è la storia della genetica quella che illustra meglio d’ogni altra disciplina gli aspetti ideologici e filosofici del conflitto. Lo scontro tra il materialismo scientifico e le scienze ebbe, nell’URSS, anche aspetti politici e sociali peculiari delle società totalitarie. Tali aspetti non saranno trattati nel presente capitolo, che si interessa solo degli aspetti scientifici, ideologici e filosofici della questione.

     Per i biologi sovietici più ortodossi le teorie evoluzioniste di Lamarck e Darwin erano il cardine delle scienze biologiche. Nelle parole di Lysenko “la comparsa della dottrina di Darwin, esposta nel suo libro L’Origine delle specie, ha segnato l’inizio della biologia scientifica.”4 Secondo la dottrina di Darwin, le forme di vita oggi esistenti si sono sviluppate per lenta evoluzione, a partire da una forma di vita semplice, comparsa nel lontano passato. Come è successo questo?  Nelle popolazioni si osservano piccole variazioni che possono essere ereditate. Queste variazioni tendono ad essere selezionate e conservate quando favorevoli, ma eliminate se sfavorevoli. Nel corso di milioni di anni l’accumulo di piccole variazioni ha portato alla comparsa di nuove specie fino alla diversificazione delle forme oggi esistenti.

      Per Darwin – e per l’evoluzionismo in generale - la storia della vita è quella della discendenza con modifiche. All’epoca delle formulazioni delle teorie di Lamarck e Darwin, i meccanismi della discendenza (la trasmissione dei caratteri ereditari) erano sconosciuti, quelli delle modifiche ereditabili anche, e la genetica non esisteva come disciplina scientifica. La sua nascita è legata alle opere pionieristiche di August Weismann, Gregor Mendel e Thomas Morgan (quest’ultimo premio Nobel nel 1933), considerati i fondatori della genetica moderna. Il problema è che il quadro che le loro scoperte delinearono era in discordanza con i due punti cardinali della teoria dell’evoluzione. Le scoperte scientifiche indicavano infatti che: 

1) le uniche modifiche ereditabili erano le mutazioni casuali, che però non sembravano di entità e tipo tali da sostenere l’evoluzione delle specie;

2) i meccanismi di riproduzione risultavano piuttosto conservativi e tendevano ad eliminare anziché conservare le variazioni (mutazioni). 

     La genetica quindi metteva in crisi la teoria dell’evoluzione biologica, che era invece fondamentale per la visione materialista del mondo. I più dogmatici tra gli scienziati sovietici non furono in grado di conciliare le scoperte della genetica con l’evoluzionismo e con il materialismo, per cui rigettarono la genetica, accusandola di “idealismo”. Avendo dalla loro parte il potere scientifico e quello temporale, risolsero la questione nel seguente modo. Come prima cosa crearono una “loro” genetica, basata sulla “dottrina di Miciurin”, secondo la quale non esistevano né cromosomi, né geni, né meccanismi di eredità, ma le caratteristiche degli organismi viventi si mescolavano liberamente durante la riproduzione ed erano fortemente influenzate dai fattori ambientali. Come seconda cosa iniziarono ad attaccare in modo sistematico i biologi “non allineati”. Le ostilità iniziarono nel 1935 e portarono ai seguenti risultati.

     Nel 1936 l’Istituto Medicogenetico di Mosca, guidato da Solomon Levit, allievo del Nobel statunitense H.J. Muller, era l’Istituto di Genetica medica meglio attrezzato del mondo. Nelle parole dello stesso Muller l’Istituto «con i molti biologi, psicologi ed oltre 200 medici costituiva un esempio luminoso, senza paragone nel mondo, delle possibilità di ricerca nel campo della genetica umana». In quel tempo Muller era dirigente genetista presso l’Istituto di Genetica dell’Academia delle Scienze dell’Unione Sovietica e questo lo rendeva testimone oculare degli eventi.  Lo stesso anno però la ricerca sui gemelli condotta dall’Istituto venne messa sotto l’accusa di esaltare i fattori ereditari anziché quelli ambientali. Solomon Levit fu costretto prima a “confessare” le sue “colpe scientifiche”, poi a dimettersi. Di lui non si è saputo più niente, mentre l’Istituto fu chiuso, e nella letteratura scientifica russa non fu più pubblicato nulla nel campo della genetica umana.5

     Sempre nel 1936 le autorità sovietiche annullarono il settimo congresso internazionale di genetica, che avrebbe dovuto tenersi a Mosca; quando nel 1939 il congresso, finalmente, si tenne ad Edinburgo, i sovietici non diedero il permesso di partecipare ai 40 genetisti russi iscritti, compreso  Vavilov, presidente del congresso stesso. Nikolaj Ivanovic Vavilov è stato uno dei più importanti biologi russi, direttore dell’Istituto di Genetica dell’Accademia delle Scienze, dell’Accademia Lenin delle scienze agricole e dell’Istituto delle Industrie agricole. Non rendendosi conto del pericolo, egli aveva condannato l’attacco alla genetica come “una esplosione di oscurantismo medievale”.6 Nel 1938 Vavilov fu cacciato dalla presidenza dell’Accademia delle scienze agricole e nel 1940 gli furono tolti anche gli altri due incarichi. Nel 1942 fu insignito del prestigioso titolo di membro straniero della Royal Society, titolo concesso solo a 50 scienziati. Vavilov non ha probabilmente mai saputo del titolo. Al momento del conferimento egli era già arrestato e  condannato a morte come spia britannica e poi, commutata la sentenza, fu rinchiuso in un campo di concentramento nella Siberia nord-orientale, dove  morì di stenti nel 1943.

     Il culmine della guerra alla genetica fu raggiunto il 26 agosto 1948, quando il Presidium dell’Accademia delle scienze emise una risoluzione contenente 12 punti, i più qualificanti dei quali furono i seguenti:7 

1) L. A. Orbeli è sollevato dall’incarico di Segretario Accademico della Divisione di Scienze Biologiche.

2) Schmalhausen è sollevato dall’incarico di direttore dell’Istituto Severcov di Morfologia Evolutiva.

3) Il Laboratorio di citogenetica, di citologia, istologia ed embriologia diretto da N. P. Dubinin verrà abolito in quanto non scientifico ed inutile. Il Laboratorio di Citologia botanica dello stesso Istituto verrà pure chiuso, dato che ha seguito la stessa linea di ricerca errata e antiscientifica. Il Laboratorio fenogenetico presso l’Istituto Severcov di Morfologia evolutiva sarà abolito.

4) La composizione dei Consigli scientifici negli istituti biologici e dei Comitati redazionali delle riviste biologiche sarà riesaminata, con lo scopo di allontanare i partigiani della genetica morgan-weismanniana e di sostituirli con sostenitori della biologia miciurinista progressista.

5) L’Ufficio della Divisione di Scienze Biologiche dovrà revisionare i programmi di lavoro e la composizione del personale scientifico degli Istituti biologici, e dovrà presentare entro un mese il progetto di riorganizzazione dell’Istituto Severcov di Morfologia evolutiva e dell’Istituto di Citologia, Istologia ed Embriologia.

6) Il Consiglio Editoriale dovrà revisionare entro un mese gli attuali piani di pubblicazione con lo scopo di assicurare la pubblicazione dei lavori della biologia miciuriniana.

7) L’Ufficio della Divisione di scienze biologiche revisionerà i testi degli Istituti biologici, tenendo conto degli interessi del miciurinismo. 

Per oltre 30 anni, nei paesi del blocco sovietico, le teorie, i dati e le leggi scientifiche furono giudicati non sulla base del loro merito scientifico o sulla base della loro controllabile verità o falsità, ma in relazione all’aderenza o meno alla filosofia materialista. I danni alla scienza e all’economia sovietica furono incalcolabili. La genetica e le altre discipline scientifiche censurate furono riammesse soltanto nel 1965. 

3. Il conflitto in Occidente 

Gli eventi riportati sopra non furono stigmatizzati in modo adeguato dalle istituzioni scientifiche occidentali. Le prese di posizione furono per lo più di singoli scienziati, come ad esempio il premio Nobel H. J. Muller ed il Segretario della Royal Society Sir Henry Dale, che in segno di protesta si dimisero da membri dell’Accademia delle Scienze dell’URSS. Non mancarono gli scienziati che, in nome della propria militanza comunista, giustificarono o addirittura approvarono gli attacchi alla scienza, come ad esempio John B. S. Haldane, biologo e genetista presso l’Università di Londra, al quale nel 1961 fu assegnato, dall’italiana Accademia dei Lincei, il premio Feltrinelli internazionale per le scienze biologiche.

Di particolare interesse l’analisi della base ideologica del conflitto fatta da Julian Huxley, biologo ed evoluzionista di fama internazionale, primo direttore generale dell’UNESCO (1947-48), uno degli intellettuali più in vista all’epoca. Nel suo saggio La genetica sovietica e la scienza, pubblicato nel 1949 e più volte citato,  egli  riassume e commenta le caratteristiche del dogmatismo materialista sovietico nel seguente modo: 

Ogni dottrina filosofica o teoria scientifica deve poter essere giustificata come “materialistica” per essere accettabile. E viceversa, dal momento che il nemico ufficiale del materialismo è l’idealismo, ogni dottrina o teoria sulla quale vi sia un sospetto di “idealismo” si trova in posizione di forte svantaggio.

Il termine “materialismo” viene così ad assumere due diversi significati o dovrei forse dire due differenti funzioni semantiche. A volte viene usato nel significato di descrizione: cioè descrive il tentativo di interpretare la realtà soltanto in termini materialistici. A volte viene usato come certificato di valore: diviene un’etichetta che implica lode e condanna e sottolinea la conformità o meno col dogma ufficiale. […]

Dal momento che viene accettato ufficialmente il concetto che il materialismo dialettico solo, tra le filosofie, è veramente scientifico, il termine “scientifico” viene ad assumere un significato di etichetta e di approvazione, senza preoccuparsi se l’attività così indicata si svolge in realtà in modo scientifico.8

 

Farò a questo punto una digressione per considerare la natura delle leggi scientifiche, dal momento che un’augusta autorità, l’Accademia delle scienze dell’URSS stessa, si è servita di questo argomento come di un’arma contro i neomendeliani. Nel manifesto già da me citato (agosto 1948, ndr), si asserisce che: ‘La dottrina idealista weismann-morganista è pseudoscientifica, perché è fondata sulla nozione della divina origine del mondo ed ammette leggi scientifiche eterne ed inalterabili’.

Anzitutto, anche se ambedue le affermazioni fossero vere, il termine «pseudo-scientifico» sarebbe sempre ingiustificato. Molto buon lavoro scientifico è stato compiuto da credenti in una creazione divina e da individui che ritenevano che le leggi scientifiche, originate da un’autorità superiore, attendessero soltanto di essere scoperte.9 

      Julian Huxley era nipote di Thomas Huxley, zoologo, contemporaneo di Darwin, promotore, sostenitore e divulgatore dell’opera di quest’ultimo. Anche Julian Huxley era ateo, materialista ed evoluzionista come il nonno; questo è evidenziato dal suo intervento durante le celebrazioni del centenario della prima edizione de L’origine delle specie, tenutesi nell’Università di Chicago nel 1959: 

Nel 1859 Darwin ha aperto il passaggio verso un nuovo tipo di organizzazione ideologica del pensiero e della fede, organizzazione basata sull’evoluzione. […] Nel modo di pensare evoluzionista non c’è né bisogno né spazio per il sovrannaturale. La terra non è stata creata, si è evoluta. Così gli animali, le piante, compresi noi uomini, la mente e l’anima, come il cervello ed il corpo. Così la religione.10 

      Nonostante il proprio credo materialista, Huxley non era dogmatico. Egli sapeva distinguere tra filosofia e  scienza, e riconosceva la legittimità dell’interpretazione teista da parte di scienziati che hanno fatto “molto buon lavoro scientifico”. Nella seconda metà del Novecento questa visione imparziale e tollerante è stata progressivamente sostituita con una visione materialista dogmatica, simile a quella dei materialisti scientifici sovietici.

Dal punto di vista speculativo, il materialismo scientifico occidentale è più sofisticato della versione rozza e fanatica dei sovietici. Ad esempio vengono negati non tanto i dati scientifici quanto le interpretazioni ed i modelli non materialisti. Il dogmatismo materialista è particolarmente evidente nelle aree cosiddette storiche delle scienze naturali,  che riguardano le origini del cosmo, della vita e delle specie. In queste aree, che sono fuori dalla portata di una sperimentazione controllata, la comunità scientifica ufficiale accetta solo l’interpretazione evoluzionista e materialista (naturalista), definita l’unica “scientifica”, anche se costituita da ipotesi immaginarie e speculative. Tali ipotesi descrivono passaggi e processi non solo non riscontrabili nella natura, ma anche talmente improbabili da configurarsi come praticamente impossibili.  Per contro respinge l’interpretazione teista (origine da causa intelligente), come “non scientifica” o “pseudo-scientifica”, anche se i dati dell’osservazione e la deduzione logica indicano come molto più probabile un’origine da causa intelligente. Le motivazioni con le quali l’ipotesi di una causa intelligente è rigettata come non-scientifica, mentre l’ipotesi dell’evoluzione ad opera delle forze cieche della natura è difesa come “scientifica”, sono identiche a quelle dei materialisti scientifici sovietici e sono spiegate bene rispettivamente da Scott Todd, biologo dell’Università di Kansas, e da Richard Lewontin, genetista dell’Università di Harvard: 

Anche se tutti i dati indicano un progettista intelligente, una tale ipotesi è esclusa dalla scienza perché non è naturalista.11

 

Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni e la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie […] perché abbiamo un’impegno materialista aprioristico […] Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obbligano ad accettare una spiegazione materialistica dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali […] Questo materialismo è assoluto, perché non possiamo permettere l’ingresso di Dio.12 

Si potrebbe pensare che queste siano opinioni estreme ed isolate, ma non è così. Il dogmatismo materialista è praticato sistematicamente dai vertici delle massime istituzioni scientifiche.   Nel manuale Scienza e Creazionismo dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli USA, pubblicato nel 2002, si dichiara: 

Per coloro che studiano l’origine della vita, il problema non è più se la vita sarebbe potuta originare attraverso un processo chimico che coinvolge componenti non-biologici. 

 

Gli scienziati usano la parola “fatto” soprattutto per descrivere un’osservazione. Ma gli scienziati possono usare la parola fatto anche per qualche cosa che è stata osservata e testata così tante volte, che non c’è più la necessità di continuare a testarla o cercare degli esempi. Che l’evoluzione sia accaduta è un fatto in questo senso.”13 

 Queste affermazioni dell’Accademia contraddicono molti dei suoi stessi membri. Ecco le conclusioni sull’origine della vita e delle singole proteine, formulate rispettivamente in uno dei primi testi di biologia molecolare ed in un più recente articolo: 

Come è venuta in esistenza la prima cellula? L’unica risposta inequivocabile a questa domanda è che non lo sappiamo. […] Il passaggio dalle macromolecole alle cellule rappresenta un salto fantastico che è situato al di là delle ipotesi passibili di verifica. I fisici evitano di specificare quando è nata la materia o quando è iniziato il tempo, e se qualche volta lo fanno, è solo su un piano speculativo. L’origine della prima cellula evidentemente appartiene alla stessa categoria del non conoscibile. Il problema presenta sfide concettuali affascinanti, ma per ora, e forse per sempre, i relativi fatti non potranno essere conosciuti.14

 

Poiché la scienza non ha la più pallida idea come le proteine sono venute in esistenza, sarebbe solo onestà ammettere questo davanti agli studenti, alle agenzie che finanziano la ricerca ed al pubblico.15 

Il conflitto in atto non si limita alle schermaglie verbali e speculative, ma include anche azioni di intolleranza che, tenuto conto delle differenti condizioni politiche, non sono molto diverse da quelle verificatesi nei paesi del blocco sovietico. Esse consistono nell’impedimento sistematico della critica alle teorie evoluzioniste (specie in biologia), nel rifiuto di pubblicazione di lavori o testi scientifici che mettono in dubbio la validità del modello evoluzionista16 e nell’allontanamento dalle loro posizioni dei docenti che dissentono dall’interpretazione materialista dominante.

Un esempio è la storia di Dean Kenyon, professore di biologia all’Università statale di San Francisco (SFSU). Nel 1969 Kenyon (insieme a Gary Steinman) scrisse il testo fondamentale sull’origine spontanea della vita per “evoluzione chimica”, intitolato Predestinazione biochimica.17   Nel corso degli anni, esaminando criticamente la propria posizione, Kenyon arrivò alla conclusione che i dati delle scienze naturali non sostengono l’ipotesi dell’origine spontanea della vita. Di conseguenza, pur continuando ad insegnare agli studenti le teorie evoluzioniste, egli aveva iniziato ad evidenziare anche i loro punti deboli, suggerendo che gli esseri viventi potrebbero essere il prodotto di un “progetto intelligente”. Alcuni studenti si lamentarono e di conseguenza Kenyon fu sollevato dall’incarico di docente e messo a dirigere un laboratorio. Kenyon fece ricorso contro questo provvedimento presso la Commissione per la libertà accademica della SFSU. Dopo tre riunioni, la Commissione raccomandò il suo reinserimento come docente, deliberando che i professori di biologia hanno il diritto, come qualsiasi altro scienziato, di dissentire e criticare il modello scientifico prevalente nel loro campo. Nonostante ciò, Kenyon fu reinserito solo dopo il voto favorevole del Senato accademico e la denuncia sul Wall Street Journal fatta da Stephen Meyer, anch’egli scienziato sostenitore del progetto intelligente. In favore del reinserimento di Kenyon si  espresse anche la AAUP (American Association of University Professors). Tuttavia, la questione non si chiuse, perché nel mese di febbraio 1997 il Consiglio della Facoltà di Biologia, con 27 voti favorevoli e 5 contrari, votò una risoluzione nella quale si dichiara che “Non vi sono prove scientifiche a sostegno del progetto intelligente (intelligent design), perciò tale concetto non è scientifico”.18

L’ostilità nei confronti dei docenti “non allineati” è indicativa della particolare attenzione dei materialisti scientifici nei confronti dell’educazione e della divulgazione scientifica. A questi livelli l’evoluzionismo è insegnato come una teoria scientifica ben verificata, anzi, un “fatto”. Ecco due esempi, il primo dalla prefazione del maggior libro divulgativo sull’evoluzione, di Richard Dawkins dell’Università di Oxford, il secondo da uno dei più diffusi testi di biologia per le scuole medie superiori, in uso su entrambe le sponde dell’Atlantico: 

Questo libro è scritto con la convinzione che la nostra esistenza presentava una volta il più grande dei misteri, ma ora non è più un mistero perché è stato risolto. L’hanno risolto Darwin e Wallace, anche se continueremo per ancora un po’ ad aggiungere note a piè di pagina alla loro soluzione.19

 

Che l’evoluzione si sia verificata o meno, tuttavia, non è più tra i biologi argomento di discussione.20 

4. La sfida al dogmatismo ed al monopolio materialista nella scienza 

L’evoluzionismo darwiniano è stato contestato sin dall’inizio da molti importanti scienziati, che hanno denunciato il suo carattere speculativo e non scientifico. Per quanto riguarda l’Italia, tra i più rappresentativi possiamo citare  il genetista Giuseppe Sermonti, il paleontologo Roberto Fondi ed il fisico Antonino Zichichi. Per Sermonti “l’evoluzionismo darwiniano si è dimostrato scientificamente insostenibile”21, per Fondi, si tratta di “un mito del mondo moderno”22, per Zichichi il darwinismo è una teoria che non appartiene alla scienza galileiana: 

La cultura dominante ha fatto credere al grande pubblico che l’origine della vita e l’evoluzione biologica della specie umana siano verità scientifiche di stampo galileiano. Ricordiamo ancora una volta che […] l’evoluzione biologica della specie umana fu all’inizio, è sempre stata, ed è ancora oggi sotto il livello minimo di credibilità scientifica.23 

 Fino a non molto tempo fa gli scienziati dissidenti erano, in Italia e all’estero, voci isolate e “fuori dal coro”. Per scardinare il monopolio del dogmatismo materialista nella scienza non bastano le voci isolate, anche se qualificate, ma occorre anche una strategia politica. In seguito a queste considerazioni è nato negli USA il movimento “Intelligent design” (progetto intelligente).

Il movimento “Intelligent design” è nato ufficialmente nel 1992, quando su inziativa di Phillip Johnson, professore di diritto penale, si è svolto presso la Southern Methodist University in Dallas (Texas) un simposio dal titolo: Il darwinismo: deduzione scientifica o preferenza filosofica?24  Successivamente diversi leader del movimento hanno pubblicato numerosi libri, due dei quali, uno del biochimico Michael Behe e l’altro del matematico William Dembski, hanno avuto vasta risonanza nei circoli accademici e nei media.25,26 Il movimento fa capo a due istituzioni scientifiche, il Centro di scienza e cultura (Center for Science and Culture) del Discovery Institute (www.discovery.org/csc/) e la Società internazionale per complessità, informazione e progetto (International Society for Complexity, Information, and Design, www.iscid.org). Il programma del Centro di scienza e cultura è disponibile sul http://www.antievolution.org/features/wedge.html. Vi si legge che: 

Il Centro di Scienza e Cultura del Discovery Institute ha lo scopo di rovesciare il materialismo e la sua eredità culturale. Riunendo scienziati leader delle scienze naturali, umanistiche e sociali, il Centro studia come i nuovi sviluppi nella biologia, nella fisica e nelle scienze cognitive sollevano seri dubbi sul materialismo scientifico, riaprendo la possibilità di una concezione teista della natura. 

5. Conclusioni 

Nel ventesimo secolo il dogmatismo materialista ha sostituito quello religioso, con effetti sulla libertà di pensiero del tutto simili. A livello d’istruzione scolastica ciò ha portato all’indottrinamento di massa nella filosofia materialista. A livello accademico c’è stata invece la soppressione della critica ai dogmi e ai miti del modernismo, e l’emarginazione degli scienziati dissidenti.

Le novità dell’ultimo decennio fanno sperare nella fine del monopolio materialista e nel reinserimento dell’interpretazione teista della natura. Questo è un  traguardo importante per lo sviluppo della libertà di pensiero. Non si tratta di censurare la scienza, ma di semplice onestà intellettuale: insegnare le differenze tra scienza, ideologia e filosofia. Solo così si potrà comprendere che l’evoluzionismo non è una deduzione scientifica, ma una preferenza filosofica.  Questo è il punto importante perché, per dirla con le parole di Zichichi, “di Scienza ce n’è una sola, mentre di Arte, Letteratura, Filosofia e di altre attività intellettuali ce ne sono tante e spesso in contraddizione le une con le altre.”27 

Bibliografia 

1)      White AD, A History of the Warfare of Science with Theology in Christendom, Buffalo (New York), Prometheus Books, 1993 (Prima edizione: New York, Appleton, 1896).

2)      Huxley J, La genetica sovietica e la scienza, Milano, Longanesi, 1977 (prima edizione italiana: 1952).

3)      Huxley J, op. cit., p. 171-174.

4)      Lysenko T, cit. da (2) p. 48.

5)      Langdon-Davies J, Russia Puts the Clock Back. A study of Soviet Science and Some British Scientists, London, Victor Gollancz Ltd, 1949, p. 54-59.

6)      Ashby E, Scientist in Russia, London, Penguin Books, 1947, p. 111.

7)      Langdon-Davies J, op. cit., p. 74-76.

8)      Huxley  J, op. cit., p 155.

9)      Huxley J, op. cit., p. 85.

10)  Cit. da: P. Johnson, Defeating Darwinism by Opening Minds, Downers Groove, Illinois, InterVarsity Press, 1997, p. 130-1 (La frase di J.Huxley è tratta dal discorso pubblicato nel terzo volume di Evolution after Darwin, Chicago, University of Chicago Press, 1960).

11)  Todd S.C., A view from Kansas on that evolution debate. Nature 1999;401 (September 30):423.

12)  Lewontin R, Billions and billions of demons. The New York Review of Books, 1997, January 9, p. 31.

13)  Scioence and Creationism. A View from the National Academy of Sciences, Washington, DC, National Academy Press, 2002, p. 6, 28.

14)  Green DE, Goldberger RF. Molecular insights into the living process. New York, Academic Press, 1967, p. 403-407.

15)  Yockey HP. Self Organization of Life Scenarios and Information Theory. J Theoret Biol 1981;91:13-31.

16)  Vedi http://www.alternativescience.com/censorship.htm.

17)  Kenyon DH, Steinman G, Biochemical Predestination, New York, McGrow Hill Book Company, 1969.

18)  Sulla storia di Dean Kenyon vedi: Johnson P, The Established religious Philosophy of America, Part 1. The Real Issue, september/october 1997 (http://leaderu.com/real/ri9403/johnson.html); Dembski W, What every theologian should know about creation, evolution and design, http://www.origins.org/articles/dembski_theologn.html;  Meyer SC, Danger: Indoctrination. A Scopes Trial for the ‘90s, http://www.arn.org/docs/meyer/sm_scopes.htm.

19)  Dawkins R, L’orologiaio cieco. Creazione o evoluzione? Milano, Mondatori, 2003.

20)  Curtis H, Sue Barnes N, Invito alla Biologia, Milano, Zanichelli, 2002,  p. 10.

21)  Yahya H, L’inganno dell’evoluzione. Imperia, Edizioni Al Hikma, 2001; la citazione è dall’introduzione di Giuseppe Sermonti.

22)  Sermonti G, Fondi R, Dopo Darwin Critica all’evoluzionismo. Milano, Rusconi, 1980, p. 135.

23)  Zichichi A, Galilei divin uomo. Milano, il Saggiatore, 2001, p. 218.

24)  Gli atti del simposio sono pubblicati nel: Buell J, Hearn V, Darwinism: Science or Philosophy? Richardson (Texas), Foundation for Thought and Ethics, 1994. Proceedings of a symposium entitled “Darwinism: scientific inference or philosophical preference?”.

25)  Behe M, Darwin’s Black Box. New York, Simon & Shuster, 1996.

26)  Dembski W, The Design Inference. Eliminatine Chance Through Small Probabilities. Cambridge, Cambridge University Press, 1998. In versione divulgativa: Dembski W, Intelligent Design. The Bridge Between Science and Theology. Downers Grove, Illinois, InterVarsity Press, 1999.

27)  Zichichi A, Perchè io credo in Cului che ha fatto il mondo. Milano, il Saggiatore, 1999, p. 122-3.

Torna a inizio pagina

 

Sito a cura dell'A.I.S.O. Associazione Italiana Studi sulle Origini - aggiornato il 31/01/2014 

Contatto | Links | Informazioni | Iscrizione | Contributi