LA TEORIA DI DARWIN IN PERICOLO

  di Léopold Bénézet (1881-1967), tratto da “L’Ultimo Messaggio”, anno VII, n. 2, febbraio 1913, pp. 27 , 28.

 

Il tempo in cui Clémenu Koyer, la traduttrice francese della Origin of species, annoverava Carlo Darwin fra i grandi benefattori ed iniziatori della umanità, appare molto lontano da noi.

Quindici anni or sono, chi non ammetteva la discendenza scimmiesca dell’uomo ed ardiva a sostenere che l’uomo fu creato ad immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1: 26, 27), veniva ritenuto quale incapace di comprendere i portati della scienza moderna.

Oratori da comizi, coscienti ed evoluti, gonfi di una scienza raccattata affrettatamente in opuscoli di volgarizzazione scientifica ad usum Delfini, sputavano sentenze, in nome del loro dio Haeckel, intorno ai più gravi ed astrusi problemi dell’origine e del destino dell’umanità, parlando con un celato disprezzo degli oscurantisti avvinghiati a dottrine religiose ormai superate.

Quante volte è toccato a cristiani ferventi ed amici della scienza i quali credevano, con Herbert Spencer, che la disciplina della scienza – a cagione della cultura religiosa che essa dà – è superiore a quella della educazione ordinaria, di sentirsi accusare di voler ostacolare i progressi della civiltà, solo perché non annoveravano lo scimpanzé fra i loro antenati!

Missinglink, adattamento all’ambiente, angolo facciale, selezione naturale, ecco un linguaggio al quale ormai ci siamo assuefatti. Quante cose abbiamo imparate! Bory de St. Vincent ci disse quanto son dolci ed affettuosi gli scimpanzé addomesticati, come amino bere nei bicchieri, come si lavano e asciugano le mani con un tovagliolo, ecc..

Laboruski ci mostrò la rassomiglianza perfetta fra l’uomo e la scimmia, che offre l’espressione delle loro emozioni. Qualcuno degli ultradarwiniani scoperse perfino – non ricordo con quale metodo – che certe scimmie hanno il sentimento religioso.

Una folla di naturalisti, tra i quali giganteggiano Darwin, de St. Hilaire e Auxly, dimostrarono l’analogia esistente tra la struttura dell’uomo e quella delle scimmie antropomorfe, non lasciando senza risposta nessuna delle obbiezioni dei loro avversari, neppure quella di Cuvier, che il pollice del piede, opponibile alle altre dita nella scimmia, non v’è nell’uomo.

Pur non avendo visto mai nessuna scimmia in via di diventar uomo, fummo tanto suggestionati; poi, a causa di Adamo e della sua costola, fummo derisi e ci domandammo seriamente se l’ipotesi non fosse realtà, correndo a difendere una Cartagine che nessun Catone minacciava. Ma il tempo è galantuomo e Bettex ha ragione quando dice che i fatti, perché fatti, non si piegano alle teorie più belle, quando queste sono false.

Alla formidabile requisitoria contro il Darwinismo, che è l’opera di un famoso botanico olandese, viene ora ad aggiungersi la parola autorevole del dott. Carrel, lo scienziato francese che ha ottenuto il premio Nobel. «Le recenti scoperte della scienza – dichiarò egli ad un giornalista americano – tendono a confutare piuttosto che a confermare la teoria di Darwin. I diversi pezzi dell’anatomia della scimmia, quando li si pone nel corpo umano mediante una operazione chirurgica, non vi si adattano così bene quanto gli stessi organi presi negli animali di ordine inferiore come il montone, il cane e la vacca. Da lunghi anni, molti scienziati di grande valore hanno dichiarato che, l’analogia esistente tra la struttura dell’uomo e quella della scimmia, provavano in modo diretto che l’uomo doveva essere una varietà più sviluppata di una specie alla quale appartengono ambedue. Secondo la loro tesi, succedendo le generazioni alle generazioni, portano nell’anatomia della scimmia modificazioni e miglioramenti che conducono gradualmente il quadrumane al tipo umano. Ma la scienza fisiologica e antropologica si colloca ad un punto di vista differente. Essa considera la formazione dei diversi tessuti e delle diverse ghiandole, la loro similitudine, la loro longevità, la loro attitudine a crescere quando le trasferiscono ad un altro essere, come la base fondamentale di ogni studio comparativo. Una volta accettato cotesto metodo quale criterio dello studio ragionato, è assolutamente impossibile che l’uomo abbia mai avuto per antenato preistorico una scimmia qualunque»(Le Matin, Parigi).

Egregio Pastore Tummolo, non crede Ella che sarebbe opportuno di rivedere la sua “Cosmogonia mosaica”, alla luce di scoperte che non siano quelle di … Darwin?